BIGLIETTI – Smascherato clan dei bagarini, 9 arresti

Posted on → Nov 29, 2011 @ 11:45

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Erano almeno in venti, per produrre e vendere biglietti falsi dei grandi eventi. Che in gergo, nelle intercettazioni, venivano chiamati “partecipazioni”. Una associazione per delinquere dalla prima fase di recupero dei supporti originali in bianco a quella finale della vendita davanti a stadi e strutture di concerti. Che vuol dire incontri di calcio della serie A, ma anche concerti come quelli di Ligabue o Lady Gaga. Era il clan dei bagarini, scoperto dopo un sequestro di biglietti falsi casuale o quasi e inchiodato dalle intercettazioni telefoniche. Ieri l’esecuzione delle misure cautelari: nove persone agli arresti domiciliari, per undici l’obbligo quotidiano di presentazione all’autorità giudiziaria. Organizzazione criminale dedita al furto, alla ricettazione e al falso per commercializzare falsi titoli di accesso a spettacoli artistici e sportivi programmati a Napoli e non solo. A decine, in certi casi centinaia. Questa l’accusa dei magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Giovanni Melillo, a chiusura delle indagini della Guardia di Finanza del nucleo di polizia tributaria. 25 marzo 2010, davanti allo stadio San Paolo. C’è l’incontro Napoli-Juventus. Le Fiamme gialle fermano un bagarino, gli sequestrano sette biglietti di ingresso falsi. L’inchiesta parte da lì. Punto primo: scoprire da dove vengono i supporti originali in bianco prodotti dalla Lottomatica e dalla Ticket One. Si mettono insieme le denunce di alcuni rivenditori, che ricevono un numero di biglietti da vendere inferiore a quelli ordinati. Si scopre che sono spariti dai depositi dello spedizioniere, e si risale a un dipendente che viene “intercettato”: è lui a fornire i supporti. Intere bobine sottratte ai legittimi destinatari (le rivendite). Ma è solo l’inizio del lavoro, per l’organizzazione in cui i ruoli sono ben divisi. Il collettore dei supporti li smista ai falsificatori: esperti di tipografia e grafica, perché chi compra il biglietto falso non possa accorgersi dell’inganno nel periodo di tempo — due o tre giorni — compreso tra l’acquisto e l’uso per l’ingresso. I titoli contraffatti vengono consegnati quindi a un esercito di bagarini, mentre è uno degli indagati in particolare ad occuparsi della commercializzazione via Internet, ed è il titolare della carta Postepay dove confluiscono i soldi versati dagli acquirenti dei biglietti falsi sul web. Inevitabili gli imprevisti che vengono “intercettati” dagli investigatori. Come quando sui biglietti dell’incontro Napoli-Inter viene stampato “F. C. Inter” e non “F. C. International”, oppure quando non vengono stampati i biglietti richiesti per i distinti. E ancora, in una telefonata: «Ti ho fatto un mezzo guaio. Non mi sono accorto che i distinti erano tutti inferiori, li ho fatti tutti superiori». Un guaio che poteva tradursi nel caos al momento dell’accesso allo stadio. Una organizzazione criminale che ha comunque le sue paure. In una intercettazione si decide di non vendere tre biglietti falsi per la partita Napoli-Juventus del 9 gennaio 2011, perché si tratta di un cliente di Casal di Principe. Paura della camorra. Si decide così di dire al casalese: «Scusa, non possiamo venderti i biglietti perché ce li hanno rifilati falsi».

Fonte: Repubblica

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