Cannavaro: “Gioia immensa, ora testa all’Atalanta”

Posted on → Nov 23, 2011 @ 11:03

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Due eroi, insieme agli altri. Non sfruttano in nome della cittadinanza e della chiosa fatta da Mazzarri («Quella parata di Morgan, su Balotelli….») una primogenitura che sarebbe fuori luogo. Questa è la vittoria di tutti: il tecnico, del resto, lo aveva detto, ce la si può fare se dal primo all’ultimo tutti daranno il centoventi per cento. E’ stato così. Paolo Cannavaro ha lo sguardo sereno, e stanco. Correre dietro a Dzeko, non è un giochino facile. Ma prevale la soddisfazione. Bella notte, a Napoli. «Notte lunga ma senza particolare euforia, forse a prendere sonno farò fatica, ma si deve riposare perché sabato prossimo c’è di nuovo il campionato, non c’è tempo per festeggiare». Normale che una partita così si viva in maniera speciale, Cannavaro lo ammette. «L’ambiente visto com’è? E’ giusto che i tifosi festeggino, noi non possiamo farlo, peccato». Ma le emozioni, quelle il difensore e capitano se le tiene strette. «E’ tanto che io vivo di emozioni, a fine partita non lo nascondo mi sono emozionato. Per non parlare all’ingresso in campo, le coreografie, uno dei guardalinee mi ha detto “questi sono matti” in senso buono, guardando i nostri tifosi».

RISVEGLIARSI SUBITO – Come si stacca la testa da una impresa del genere, quando la gioia è ancora negli occhi e nell’anima? «Eppure bisogna farlo, perché l’Atalanta ci aspetta». C’è tempo Cannavaro, sino a sabato. «Lo so, voglio dire che la gioia c’è ma bisogna prenderla nel modo giusto. Stavolta abbiamo lottato, corso, sopperito alla forza del City». Lei poi doveva stare dietro a un peperino niente male. «Dzeko è il più forte attaccante che ho mai affrontato, crea sempre pericoli, bisogna anticiparlo sempre, è fra i più completi in circolazione, oggi è andata bene per me». Ma non le sembra di essere da nazionale? «Di meritarla non lo dico, ma ho sempre detto che spero che arrivi. io non mollo di sicuro, ma non mi fascio la testa se non arriva. La mia età è quella che è, non sono vecchio ma neanche giovanissimo, e il calcio è dei giovani, si segue questa politica comprensibilmente».

 

Fonte: CdS

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