Zoff: “Marchetti e De Sanctis, fantastici portieri”

Posted on → Nov 19, 2011 @ 9:01

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Sicuro. Sobrio. Imperturbabile. E poi: gran senso della posizione. Che per un portiere vuol dire far sembrare facili anche le parate complicate. Un nome e una storia da campione: Dino Zoff. Il più forte del mondo negli anni Settanta, poi allenatore, poi anche presidente, oltre che ct. Nazionale a parte – dove è stato appena appena campione d’Europa e poi del Mondo – Zoff quasi tutto quel che ha vinto l’ha vinto con la Juve prima da portiere e poi da allenatore, ma nei suoi buoni ricordi c’è spazio anche per altre squadre. Due in particolare. Il Napoli e la Lazio.

 

E stasera, proprio Napoli e Lazio saranno l’uno contro l’altra. Ma per lei, caro Zoff, questa partita continua ad avere un gusto un po’ particolare?
«E come potrebbe essere il contrario. Ho vissuto a Napoli e a Roma. Ho giocato in quelle squadre e continuo a seguirle con attenzione e simpatia. Sono contento quando le cose vanno bene».

E, sì, che vanno bene. La Lazio è prima con l’Udinese e il Napoli, pur brillando per ora più in Europa, insegue con immutate smanie da protagonista. Che cosa sta accadendo: stanno cambiando le gerarchie del campionato?
«No, non credo che si stiano consolidando nuove gerarchie. Forse il discorso è assai più semplice. Forse questa classifica è solo figlia dell’avvio dell’Inter assai stentato e degli affanni iniziali di un Milan che però ha già recuperato. E, comunque, formazioni come l’Udinese, la Lazio e lo stesso Napoli stanno solo confermando i buoni rendimenti delle stagioni scorse. Insomma, come sempre, alla fine la classifica è solo lo specchio di quel che accade in campo».

Lazio, allora. Stasera non avrà Klose, Dias e neppure Biava. Reja ha pochi motivi per essere allegro, non le pare?
«Pochi? In questo momento non ne ha nessuno, poveretto. Perché Klose e Dias sono la forza della squadra. Per quel che ho visto sino ad oggi, sono loro i due uomini migliori della formazione. Le loro assenze, soprattutto le loro, sono quindi un bel problema per la Lazio».

Cambiamo campo e sistemiamoci tra i pali. Cavani, Hamsik e Lavezzi: per un portiere chi dei tre è l’avversario più temibile, più pericoloso?
«Numeri alla mano non si può sbagliare: è Cavani. Sì, lo so, l’uruguaiano non sembra essere più il cecchino infallibile della stagione scorsa, ma c’è poco da fidarsi. Così come, sia chiaro, un portiere non può sottovalutare le incursioni di Hamsik oppure le imprevedibili giocate di Lavezzi».

E se fossero proprio i portieri i protagonisti di questa partita?
«Probabile. De Sanctis e Marchetti sono portieri che sanno fare anche la differenza. Sono da Nazionale. De Sanctis da due o tre anni dà sicurezza al Napoli, ha trovato l’ambiente e la dimensione giusti. Anche Marchetti finalmente ha ritrovato forma e continuità. Pure lui è un punto di forza della Lazio».

Ma questa Lazio è da scudetto?
«Questo non lo so. Però se Klose si riprende in fretta e non si ferma più, beh, allora può dire la sua sino alla fine».

Tra Lazio in campionato e Napoli in Champions, qual è la squadra che più la sta meravigliando?
«Nessuna delle due. Sulla qualità della Lazio non ho dubbi già da un po’ di tempo. E anche il Napoli non può essere sorpresa per nessuno. Ha accumulato un po’ di ritardo in campionato? Sì, però, è a un passo da quello che sembrava un impossibile passaggio di turno in Champions. Probabile, dunque, che qualche energia, mentale più che fisica, l’abbia lasciata in coppa e persa in campionato».

Napoli contro Lazio è anche Reja contro Mazzarri. Non foss’altro che per questione di carta d’identità, due scuole a confronto. Ammesso che ci siano scuole da mettere a confronto, però. E’ un bel po’ di tempo, infatti, che nessun allenatore s’inventa una novità, non è così?
«Macchè. Nel calcio c’è stato sempre poco da inventare. Tranne, si capisce, che a parole. O a numeri. Sorrido quando sento parlare di “albero di natale”, oppure di un attaccante e due mezze punte alle sue spalle. Io giocavo così già nel Novanta e non avevo inventato proprio niente. La verità è che il calcio può cambiare solo se cambiano le regole. E invece, per fortuna, le regole, tranne poche cose e non fondamentali, sono sempre le stesse da un secolo e anche più».

Nessuna eccezione?
«Forse solo il Barcellona. Ma lì c’è una ragione. Lì c’è una quantità incredibile di calciatori tecnicamente assai dotati. Cosicché è la somma delle loro incredibili qualità a disegnare schemi e gioco”.

E per finire: Napoli-Lazio stasera come finirà?
«Sino a un paio di giorni fa avrei puntato sul pareggio. Ma ora, con la Lazio senza Klose e Dias, il Napoli è inevitabilmente favorito».

Fonte: Corriere dello Sport

 

 

Sicuro. Sobrio. Imperturbabile. E poi: gran senso della posizione. Che per un portiere vuol dire far sembrare facili anche le parate complicate. Un nome e una storia da campione: Dino Zoff. Il più forte del mondo negli anni Settanta, poi allenatore, poi anche presidente, oltre che ct. Nazionale a parte – dove è stato appena appena campione d’Europa e poi del Mondo – Zoff quasi tutto quel che ha vinto l’ha vinto con la Juve prima da portiere e poi da allenatore, ma nei suoi buoni ricordi c’è spazio anche per altre squadre. Due in particolare. Il Napoli e la Lazio.

E stasera, proprio Napoli e Lazio saranno l’uno contro l’altra. Ma per lei, caro Zoff, questa partita continua ad avere un gusto un po’ particolare?
«E come potrebbe essere il contrario. Ho vissuto a Napoli e a Roma. Ho giocato in quelle squadre e continuo a seguirle con attenzione e simpatia. Sono contento quando le cose vanno bene».

E, sì, che vanno bene. La Lazio è prima con l’Udinese e il Napoli, pur brillando per ora più in Europa, insegue con immutate smanie da protagonista. Che cosa sta accadendo: stanno cambiando le gerarchie del campionato?
«No, non credo che si stiano consolidando nuove gerarchie. Forse il discorso è assai più semplice. Forse questa classifica è solo figlia dell’avvio dell’Inter assai stentato e degli affanni iniziali di un Milan che però ha già recuperato. E, comunque, formazioni come l’Udinese, la Lazio e lo stesso Napoli stanno solo confermando i buoni rendimenti delle stagioni scorse. Insomma, come sempre, alla fine la classifica è solo lo specchio di quel che accade in campo».

Lazio, allora. Stasera non avrà Klose, Dias e neppure Biava. Reja ha pochi motivi per essere allegro, non le pare?

«Pochi? In questo momento non ne ha nessuno, poveretto. Perché Klose e Dias sono la forza della squadra. Per quel che ho visto sino ad oggi, sono loro i due uomini migliori della formazione. Le loro assenze, soprattutto le loro, sono quindi un bel problema per la Lazio».

Cambiamo campo e sistemiamoci tra i pali. Cavani, Hamsik e Lavezzi: per un portiere chi dei tre è l’avversario più temibile, più pericoloso?
«Numeri alla mano non si può sbagliare: è Cavani. Sì, lo so, l’uruguaiano non sembra essere più il cecchino infallibile della stagione scorsa, ma c’è poco da fidarsi. Così come, sia chiaro, un portiere non può sottovalutare le incursioni di Hamsik oppure le imprevedibili giocate di Lavezzi».

E se fossero proprio i portieri i protagonisti di questa partita?

«Probabile. De Sanctis e Marchetti sono portieri che sanno fare anche la differenza. Sono da Nazionale. De Sanctis da due o tre anni dà sicurezza al Napoli, ha trovato l’ambiente e la dimensione giusti. Anche Marchetti finalmente ha ritrovato forma e continuità. Pure lui è un punto di forza della Lazio».

Ma questa Lazio è da scudetto?

«Questo non lo so. Però se Klose si riprende in fretta e non si ferma più, beh, allora può dire la sua sino alla fine».

Tra Lazio in campionato e Napoli in Champions, qual è la squadra che più la sta meravigliando?
«Nessuna delle due. Sulla qualità della Lazio non ho dubbi già da un po’ di tempo. E anche il Napoli non può essere sorpresa per nessuno. Ha accumulato un po’ di ritardo in campionato? Sì, però, è a un passo da quello che sembrava un impossibile passaggio di turno in Champions. Probabile, dunque, che qualche energia, mentale più che fisica, l’abbia lasciata in coppa e persa in campionato».

Napoli contro Lazio è anche Reja contro Mazzarri. Non foss’altro che per questione di carta d’identità, due scuole a confronto. Ammesso che ci siano scuole da mettere a confronto, però. E’ un bel po’ di tempo, infatti, che nessun allenatore s’inventa una novità, non è così?
«Macchè. Nel calcio c’è stato sempre poco da inventare. Tranne, si capisce, che a parole. O a numeri. Sorrido quando sento parlare di “albero di natale”, oppure di un attaccante e due mezze punte alle sue spalle. Io giocavo così già nel Novanta e non avevo inventato proprio niente. La verità è che il calcio può cambiare solo se cambiano le regole. E invece, per fortuna, le regole, tranne poche cose e non fondamentali, sono sempre le stesse da un secolo e anche più».

Nessuna eccezione?

«Forse solo il Barcellona. Ma lì c’è una ragione. Lì c’è una quantità incredibile di calciatori tecnicamente assai dotati. Cosicché è la somma delle loro incredibili qualità a disegnare schemi e gioco”.

E per finire: Napoli-Lazio stasera come finirà?

«Sino a un paio di giorni fa avrei puntato sul pareggio. Ma ora, con la Lazio senza Klose e Dias, il Napoli è inevitabilmente favorito».

Posted in: Rassegna stampa